Visualizzazione post con etichetta Football. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Football. Mostra tutti i post

domenica 6 novembre 2011

‘Oh Christ, I’ve got a right job here...’ Sir. Alex Ferguson 8 Novembre 1986

“A friend, mentor, an inspiration — it's everything. It's hard to believe that gaffer of all those years ago has gone on to the greatness he's achieved.
It's phenomenal, outrageous, what he's done. He's a born leader and his drive, even in adverse moments over the years, just ploughs through everything. He's the juggernaut of world football.
Alex Ferguson told me: I’m proud of you, kid”
Alex McLeish  
Aberdeen  1978-1986
“All I will say is that I think Ferguson will stay as the manager, after that, there will be more problems. Today, he is like Gandhi on the game side. With Manchester, I prefer to say, to think, to realise that Ferguson is a kind of genius. He had so many different generations of players now.
He’s 70 later this year and works with players 18 years old, but adapts himself to all generations”
Eric Cantona  


“He told us to remember what had got us to this place — the togetherness, the hard work the determination and character. There is no other manager who will come close to what he has done. He taught me a lot about seizing the moment.
That night we might have left it late but we seized the moment and thank goodness we didn't have to walk past that trophy without touching it”
Dwight Yorke  
Finale Champions League 1999
“It's not enough just to be a great player when you want to play for him. He puts you in the side because he has confidence in you as a player and because you have character.
That's exactly how he was and that's exactly how he still is. That's how he has been over the years and that's why he's been so successful.
He wanted to kill me at times, I'm sure. But he was a father figure to me and he was also the man who gave me the chance of playing for my dream club.
I have still got the picture in my house. It's one of my favourite pictures - me kind of leaning down signing the paper that was my first contract at United with him next to me. That is my best memory of Sir Alex”
David Beckham  

“...He was the perfect manager for me” Roy Keane

“Sir Alex is the man who can make or break you” Gary neville

“I was lucky Sir Alex Ferguson didn't get rid of me” Paul Scholes
Giovani 1992
“Sir Alex is a unique manager in the history of Manchester United.
Sir Alex is a unique manager in the history of English football and Sir Alex is a unique manager in the history of European football"
I really wish he stays in the job with the same happiness and ambition for many, many more years” 
 Jose Mourinho  

“He’s a genius. The number of times when you think he’s gone a bridge too far. Who would have said what the team would be now at the beginning of the season? But he’s done it. He’s not afraid to do it. Even when people thought players were too young, he didn’t. Cleverley’s come in and all the young lads have started to blossom. He just talks to them and they listen”
Sir. Bobby Charlton

GRAZIE ALEX...

venerdì 4 novembre 2011

“L'origine di tutti i peccati è il senso d'inferiorità” Cesare Pavese

Credo sia giunto il momento di sfatare un luogo comune del calcio.
Mi è capitato molto spesso purtroppo di leggere, e anche su testate di tutto rispetto (probabilmente non posso dire lo stesso dei giornalisti in questione), che la Nazionale di calcio dei Tre Leoni non partecipasse alle competizioni mondiali perché sentendosi superiori per aver inventato il gioco del calcio, non volessero mescolarsi con le altre nazioni (inferiori).
Verificato il fatto che per alcune persone parlare senza conoscere è la regola costante della comunicazione, e cosa ancora più triste, ci ribadiscono allo sfinimento quei concetti che preferiremmo tenessero per loro. 
Oggi anche io dico la mia rispondendo alla domanda: Perché la Nazionale inglese non partecipò a ben tre edizioni del campionato del mondo?
L'origine del problema stava nell'attrito tra la FA (Football Association), l'organo di governo del calcio in Inghilterra, e la FIFA (International Federation of Association Football ), responsabile invece dell' organizzazione e gestione dei tornei di calcio più importanti a livello internazionale.
Attrito perché? La FA entrò a far parte della FIFA nei primi anni di vita della federazione internazionale intorno al 1906 e tuttavia ne uscì nella seconda metà degli anni Venti (1928) a causa di molte divergenze con i vertici soprattutto francesi dell'associazione.
Tra i principali motivi di attrito vi era proprio l'idea della FIFA di voler organizzare un campionato del Mondo di Calcio, questo secondo la FA avrebbe oscurato l'Home Championship e messo in crisi inoltre il sistema di amichevoli di lusso gestito proprio dalla potente federazione.
Vi erano inoltre abissali differenze di vedute sull'introduzione del professionismo nel gioco del calcio, tra l'altro fenomeno già ampiamente consolidatosi nel Regno Unito, ma visto ancora con sospetto dalla dirigenza mondiale che aveva ancora una visione più buonista dello sport:
"L'importante non è vincere ma partecipare. La cosa essenziale non è la vittoria ma la certezza di essersi battuti bene" Pierre de Frédy, barone di Coubertin
Perciò la nazionale dei Tre Leoni, “rappresentata” dalla FA, non partecipò alle prime tre edizioni dei mondiali di calcio come segno di distacco dalla FIFA (1930-1934-1938), non per manie di onnipotenza o superiorità della razza. A rappresentare al meglio questi ideali c'erano già la Germania di Hitler e l'Italia di Mussolini.
Si mantennero in vigore comunque le cosidette amichevoli di lusso contro le squadre più forti di allora, non per superbia ma per la voglia di battersi contro i migliori, sempre.
Possiamo quindi smetterla con i soliti luoghi comuni e magari cominciare a fare informazione come dovrebbe essere fatta: con le palle!
"Mi piacciono gli italiani, vanno alla guerra come fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio come fosse la guerra..." Winston Churchill  

sabato 5 marzo 2011

Cosa rimane del tempio del calcio

Oggi sono entrata in un luogo molto caro agli inglesi: la "casa" della nazionale di calcio, il Wembley Stadium.
Sicuramente è una struttura che non lascia indifferenti, mentre mi avvicinavo a piedi ne sentivo l'imponenza, una strana sensazione che senti aleggiare nei suoi dintorni come una leggera foschia che ad un certo punto ti turba.
Era lì, il gigante di vetro che riflette i colori di Londra, sovrastato da un arco che per quanto grande non riuscivo a vedere. Ora il simbolo di Wembley è proprio quell'arco. E' bizzarro che lo si riesca a vedere solo da lontano.
All'ingresso principale la statua di Bobby Moore ti da il benvenuto, il che crea anche un pò di nostalgia...
Si, perché tutto quello che era, rappresentava la nazionale inglese ora non esiste più. 
Facendo il tour del nuovo stadio ho avuto la sensazione che lo stadio in se stesso avesse più importanza dei giocatori che lo rappresentano. E' vero, è uno stadio moderno, bello, sicuro, talmente perfetto da non sembrare neanche uno stadio. E la guida oggi ci ha illustrato ogni innovazione tecnologica, ogni sezione, le sale per i ricevimenti, la sala reale, le stanze private per i miliardari che vogliono vedere le partite, la sala della conferenza stampa vanta ben 80 posti a sedere, il club di Bobby Moore ha diritto alle sedie "morbide" per vedere la partita, gli spogliatoi sono addirittura quattro, prima di entrare in campo i calciatori calpestano una moquette e udite udite il Wembley Stadium è lo stadio che ha più cessi, si avete capito bene, nessun altro stadio ha tanti cessi quanto Wembley. Forse è un record che si ad dice alla situazione penosa della nazionale!
Resta il fatto che questo tour ha messo ancora di più in risalto quanto sia radicalmente cambiato lo spirito inglese. Avrei preferito sentire da parte dello staff, della guida, un più forte attaccamento a quella maglia dai tre leoni che tante volte ci ha fatto emozionare. 
Poi penso, sono stati loro a voler abbattere il vecchio Wembley, sono stati loro a voler un italiano (e che italiano!) a guidare la nazionale, forse anche loro adesso hanno quello che si meritano.
Da spettatrice posso solo aspettare, nel frattempo possiamo fare un salto nel passato...
-L'Empire Stadium-

Nella seconda metà dell'800 la zona di Wembley era caratterizzata da una vasta zona verde, parchi con cascate, fontane, insomma adatta per le classiche passeggiate tanto amate dai londinesi.
Con lo sviluppo sempre maggiore della metropolitana e treno, nel 1889 il presidente della Metropolitan Railway, Sir.Edward Watkin, volle aggiungere un'attrattiva al già famoso parco. La sua idea fu quella di costruire una torre di almeno 350 metri, più alta e particolare della Tour Eiffel di Parigi; ma la costruzione venne abbandonata a 61 metri appena, a causa dell'instabilità del terreno e la mancanza di finanziamenti. Rimase in piedi fino al 1907, anno in cui venne fatta saltare con la dinamite.
Con la fine della Grande Guerra il governo britannico varò il progetto per la “British Empire Exhibition”, che oltre ad avere centinaia di padiglioni, le rappresentanze delle varie Colonie, decise di costruire per tale occasione lo stadio nazionale dello sport; e il parco di Wembley fu scelto come sede ideale.
L'Empire Stadium venne costruito in appena 300 giorni da 1500 operai e fu inaugurato il giorno della finale di Coppa d'Inghilterra il 28 aprile 1923, vinta dal Bolton Wanderers 2-0 contro il West Ham United. Quel giorno si raggiunse la capacità di 126.945 spettatori, record ancora imbattuto. 
Ma quel famoso 28 aprile passò alla storia anche per un altro fatto: “Il giorno della nascita di Wembley si sfiorò una catastrofe”, così leggo in un articolo, “Si grida al miracolo” leggo in un altro. In effetti proprio per il grande evento di inaugurazione si presentarono, oltre ai 127.000 degli spalti, una folla di altrettante persone al di fuori dello stadio. Cancelli e barriere cedettero e moti, per scampare all'ondata, si rifugiarono in campo. Quel giorno ci furono oltre 1000 feriti, altri arrivarono in ospedale con fratture e sindrome da schiacciamento addominale. Con l'arrivo di Re Giorgio V vennero chiamati i rinforzi e la situazione si stabilizzò, il match cominciò con 43' di ritardo e la gente lungo le linee laterali.
Da allora la finale di Coppa d'Inghilterra, nata nel 1872, si è sempre giocata a Wembley; la Nazionale di calcio adottò presto questo terreno come quello di casa, inizialmente per le sfide contro Scozia, Galles e Irlanda del Nord, successivamente, dopo la Seconda Guerra Mondiale, anche per le partite con il “resto del Mondo”. L'Argentina fu la prima squadra a giocare nel “tempio” del calcio il 9 maggio 1951, battuta 2-1 dalla nazionale inglese.
È un'impresa riservata a poche quella di espugnare Wembley, sono 16 le avversarie che hanno sconfitto i “leoni” nella loro tana.
Sconfitte, vittorie, in questo stadio si sono giocate ben sette finali delle coppe europee (1963,'65,'68,'71,'78,'92,'93), i cosiddetti Leoni inglesi abitano qui dal lontano 1924 e qui hanno vinto il trofeo forse più importante, la Coppa del Mondo (allora Coppa Rimet). 
Era il 30 luglio 1966 contro la Germania Ovest. Era Bobby Moore il capitano gentiluomo di quella grande Inghilterra ed era Sir.“Alf” Ramsey a guidarla.
«Era tanto mio amico quanto il più grande difensore contro il quale abbia mai giocato. Il mondo ha perso uno dei suoi migliori calciatori e un rispettabile gentiluomo» (Pelé, in memoria di Bobby Moore)
La storia di questo stadio non è ricca solo di eventi legati al calcio, già nel 1929 Wembley aprì le sue porte al rugby professionistico, poi cominciarono gli incontri di Boxe, Muhammad Alì, a quel tempo ancora Cassius Clay, arrivò ad un passo dalla clamorosa sconfitta sul quadrato dell'Empire Stadium, il 18 giugno 1963, contro l'inglese Henry Cooper. Wembley divenne la sede anche per altre due attività fisse: lo speedway e le corse dei cani.
Nel 1948 ospitò le olimpiadi e la pista di speedway fece posto alla pista di atletica, e il 29 luglio 4500 atleti di 59 Paesi sfilarono nella cerimonia di apertura davanti a 82.500 spettatori.
Negli anni Settanta anche Wembley si apre al Rock, l'estate del 1972 è caratterizzata dalla serie di concerti di Billy Haley, Little Richard e Chuck Berry. Ma l'evento musicale più significativo, che se vogliamo cambiò anche la storia del Rock live, fu il concerto in mondovisione Live Aid del 1985, per le vittime della carestia in Etiopia e Sudan.
Da tempio del calcio a tempio del rock. Orgoglio inglese, è passato alla storia come luogo sacro del football, dove ogni giocatore sognava di giocare.

Io non ho avuto la fortuna di vedere né tanto meno di entrare in questo tempio del calcio, so solo che cosa rappresentavano quelle due torri che sventolavano con orgoglio la bandiera inglese.
Oggi quel che resta è un gran bello stadio, forse il più bello mai costruito... Nient'altro!


PS: Nella mia vena critica mi sono dimenticata di sottolineare che comunque, nonostante tutto, il tour è stato molto divertente e la guida, anche se del Chelsea, era molto simpatica e preparata!  



sabato 26 febbraio 2011

"il calcio è lo specchio della società"

«Sono molto orgoglioso che i tifosi cantino ancora il mio nome allo stadio, ma ho paura che un domani loro si fermino. Ho paura perché lo amo. E ogni cosa che ami, hai paura di perderla» 


Questa frase è di Eric Cantona, ex giocatore di calcio e stella del Manchester United. Una dichiarazione d'amore ai sui ex tifosi, alla sua ex squadra.
E lo capisco perché provo anche io la stessa cosa, lo stesso affetto.
Si sono una devota di questo grande Club. Non mi definisco semplicemente una tifosa perché la concezione del "tifoso" che ormai abbiamo in Italia non mi rispecchia e soprattutto non la condivido. 
Perciò si, sono una persona che ama la propria squadra con tutta se stessa, la amo quando vince, piango quando perde, grido quando fa cose straordinarie e sorrido quando mi stupisce, ma soprattutto la rispetto. L'amore è questo, no?
Mi sono avvicinata a questa realtà da bambina, crescendo ho imparato quanto sia importante e sana la cultura inglese per il calcio e per lo sport in generale. Un'educazione sportiva che comincia da bambini, lo vedo ogni fine settimana qui nel parco di fronte casa dove molte squadre di piccoli calciatori vengono a divertirsi e allenarsi. 
Per le grandi squadre di calcio, a partire dalle serie inferiori fino alla premier, i valori restano gli stessi: rispetto per lo sport, rispetto per l'avversario e rispetto per i propri tifosi. 
Potrebbero sembrare concetti ovvi ma non è così, anche l'Inghilterra ha avuto i suoi problemi negli anni '80, probabilmente legati più alla politica che al calcio di per se, comunque per questo ha pagato e cosa ancora più importante ha imparato.
HANNO IMPARATO! Mi piace ripeterlo perché adesso sono addirittura diventati il modello da seguire. Non è strano?! NO, un popolo coraggioso impara sempre dai propri errori.
Chiunque si è avvicinato al calcio inglese ne è rimasto profondamente colpito, sia da giocatore sia da spettatore. Per conoscere davvero bisogna testare in prima persona, osservare e poi capire; io l'ho fatto e lo sto facendo ancora!
Mio padre mi dice sempre: "il calcio è lo specchio di un Paese, della sua società!" e in realtà è proprio così, il calcio è piccola cosa rispetto ai mille problemi che un paese può avere, ma se non si parte dalle piccole cose come si fa ad arrivare a quelle più grandi?! Poi, secondo me, la crescita interiore e la cultura dovrebbero sempre partire dal basso perché solo così possono sempre accrescere.
Mi chiedo allora: che popolo siamo noi italiani?
Tutto scivola via, niente sembra avere troppa importanza o essere abbastanza grave da sconvolgerci. La politica, la crisi economica, il lavoro, il calcio, tutto è sotto controllo, tutto va bene. Rimango ogni giorno sempre più basita dall'ignoranza e dall'indifferenza della classe dirigente, mi vergogno delle persone che mi rappresentano, e soprattutto è ora di dirlo a voce alta: l'Italia è in CRISI!
Ma in fondo che cosa posso aspettarmi?! Siamo un popolo così e ognuno ha quello che si merita.
Nel calcio? Bhè, non ce la passiamo sicuramente meglio! Gli stadi sono pericolosi e senza reali controlli, le società forti economicamente non permettono alle "piccole" di crescere, la classe arbitrale è sucube dei presidenti, le televisioni processano e condannano tutti e per finire i tifosi/teppisti hanno più voce in capitolo degli allenatori. Non credete che sia davvero assurdo?
Io si. Ed è per questo che mi sto guardando intorno per vedere che cosa pensano i nostri concittadini europei, un ultimo esempio? Il capitano del Milan Gennaro Gattuso la scorsa settimana durante la partita di Champion's League ha avuto la brillante idea (scattata da un momento di intelligenza e sportività!) di mettere le mani addosso al vice allenatore del Tottenham. In Italia è un eroe, volete sapere che cosa ne pensano qui? L'hanno definito un capitano indegno. Volete sapere che cosa ne pensa la UEFA? 5 giornate di squalifica.
Ma in Italia è un CAPITANO da cui prendere esempio.
L'Italia è fortunatamente il "caso raro" e se esistessero giornalisti seri, con un briciolo di dignità, insomma non servi, probabilmente direbbero le mie stesse cose. Purtroppo viviamo in un Paese anestetizzato, controllato da persone malate che non fanno di certo gli interessi dell'Italia, anzi vogliono farci crescere nell'ignoranza.
E' ora di svegliarsi perché alla fine il conto da pagare arriva sempre!


Ecco perché tifo e amo il calcio inglese...Perché è passione vera e sincera, perché non ho paura ad andare allo stadio, perché c'è rispetto e uguali diritti per tutti i club, perché combattono sempre, perché mi emoziono quando vedo quei bambini allo stadio che gridano come pazzi dalla gioia. Questo è tifo!
E lo United?...è storia, è leggenda...Quale altra squadra gioca nel "Teatro dei Sogni"?


Riflettiamo...