lunedì 31 ottobre 2011

Trick-or-treating?

As spirits roam the neighborhoods at night,
Let loose upon the Earth till it be light...
Ho sempre pensato alla festa di Halloween come ad una farsa e per questo non ho mai provato particolare interesse nel travestirmi da strega, vampiro o zombie.
Probabilmente perché ho sempre avuto la netta sensazione che per noi italiani si tratti puramente di un altro giorno dell'anno per far spendere soldi alla gente in cavolate come zucche decorative, coltelli di plastica insanguinati, denti da vampiro e via dicendo.
Oggetti (tra l'altro di grande utilità!) che finiranno puntualmente in una scatola di cartone marrone dritti nel dimenticatoio, insieme ai tanti altri oggetti che non ci ricordiamo neanche più di avere ma che in compenso attraggono quantità di polvere da far concorrenza al famoso folletto Vorwerk.
Quello che non mi spiego è come faccia ad avere così tanto successo, soprattutto quando capisci quanto la nostra cultura sia diversa e in netto contrasto con quelle che sono le credenze e le usanze di Halloween.
Molti pensano che Halloween abbia avuto origine con la festa di Ognissanti, ma ciò non è vero. 
Ognissanti, che tra l'altro ha avuto origine nella Chiesa Cattolica, veniva inizialmente celebrata il 13 di maggio. 
Nell'anno 834 Papa Gregorio III spostò la data al 1 di novembre al fine di “convertire” la Germania, dove erano ancora radicate le tradizioni del mondo celtico, e che in quello stesso giorno celebrava la festa di Samhain, il principe della Morte.
I Celti credevano che in questo giorno gli spiriti malvagi dei morti ritornavano dall'aldilà per creare confusione e caos fra i viventi.
Ora che ci penso però i celti, e come loro altri popoli, non temevano i defunti (o meglio i loro spiriti), e noi?
Spalanchiamo le porte a queste feste per noi senza nessun significato e diamo sempre più meno importanza a quelle usanze, sopravvissute in alcune zone dell'Italia, di accogliere i morti lasciando del cibo sulla tavola apparecchiata.
Non esiste regione italiana che non abbia nella sua gastronomia tradizionale, un piatto di rito e dalla forte valenza simbolica dedicato al Giorno dei Morti.
Secondo la credenza popolare, nella notte tra l’1 e il 2 novembre, le anime dei defunti tornano dall’aldilà, ed il viaggio che li separa dal mondo dei vivi è lungo e faticoso, ed è per questo che vengono imbandite tavole in cui i propri defunti trovano ristoro, e per renderli benevoli verso i giorni a venire.
Inoltre si racconta che si possono vedere le anime camminare per le vie in ordine di dipartita: per primi coloro che morirono di morte naturale, poi i giustiziati, i disgraziati, i morti di morte repentina, e così via.
Siamo un Paese ricco di usi e costumi perciò mi chiedo: era proprio necessario italianizzare Halloween?
Credo proprio che ne avremmo potuto fare a meno....

PS: Venerdì sera ero ad una festa di Halloween in un locale tra l'altro molto suggestivo di Londra (Ah, e alla fine ho optato per un costume da vampiro). La cosa che però ha catturato la mia totale attenzione sono stati i, diciamo “bizzarri”, costumi scelti dalla quasi totalità delle ragazze, ovviamente in diverse varianti. Vediamone alcuni:
A- Infermiera sexy con il camice rigorosamente imbrattato di sangue.
B- Gattina sexy con tanto di coda, minigonna o pantaloni in pelle e tacco 14.
C- Coccinella. Si anche io non mi spiego la scelta di questo costume!!!
D- Zucche, ovvero minivestito arancione, tacco 14 e calze verdi (ma non tutte le avevano).
Mi chiedo, perché?

domenica 30 ottobre 2011

Il libro che mi cambierà la vita

La domenica non è il giorno della settimana che preferisco ma è l'unico che abbiamo a disposizione per curiosare ogni angolo di Londra. E così dopo colazione passiamo quell'ora circa a decidere dove andare e qual'è il percorso migliore per arrivarci. Uno potrebbe pensare che, visto che viviamo in una città così grande con così tante opportunità e cose da fare, la scelta sia facile. Ma non è così!
Stamattina, dopo il solito americano, e dopo aver constatato che quasi tutte le linee di metropolitana funzionavano (o meglio quella che interessava a noi), siamo partiti alla volta della TATE Britain:
The home of British art from 1500 to the present day.
Si trova nella riva settentrionale del Tamigi chiamata Millbank, poco distante dal Parlamento, ed è parte del complesso museale TATE del Regno Unito.
W. Turner - Regulus 1828/29
Alcune informazioni utili:
Apertura
Dal sabato al giovedì: 10.00 am – 6.00 pm
Venerdì: 10.00 am – 10.00 pm
Chiusa il 24, 25, 26 dicembre.
visiting.britain@tate.org.uk
L'entrata è libera, a pagamento sono solo le mostre principali.
Mostre
John Martin: Apocalypse
21 settembre 2011 – 15 gennaio 2012
£ 14
Barry Flanagan: Early Works 1965 – 1982
27 settembre 2011 – 2 gennaio 2012
£ 11

Questa galleria presenta la più grande collezione d'arte britannica al Mondo e ospita artisti britannici come Joseph Mallord William Turner, Thomas Gainsborough, John Constable, William Blake, David Hockney, Francis Bacon.
Millais - Ophelia 1851/52
Un percorso tra i colori, i paesaggi, delle tempeste spaventose, dei volti sconosciuti e di cieli nuvolosi. L'ala dedicata alle opere di Turner, la Clore Gallery, è stata in assoluto la parte più interessante e rilassante allo stesso tempo. Credetemi è stato un piacere dei sensi, e non credo solo per me.
La sezione più moderna del museo, denominata Art Now, si occupa invece di ospitare artisti e videoartisti contemporanei. In questa parte di piacevole, se devo dir la verità, non c'è stato nulla. Anzi mi sono imbattuta in una videoinstallazione dell'artista inglese Ed Atkins alquanto lugubre, il titolo la dice lunga: “A Tumour (In English)”. In English, perché? In Italiano sarebbe stato diverso? Comunque non è questo il punto, infatti oltre alla mediocre videoinstallazione, in regalo c'era anche un libricino di una cinquantina di pagine che esordisce con questa frase:

FREE (giusto per ricordarti che è gratis!)
This book will change your life:
it will conjure a tumour inside you.
In your colon, or perhaps your wet brain
or your left kidney, or
secreted within your right testicle.
Clustering inside your ovaries,
your pituitary, your breast.

Una lettura leggera. Capisco perché era gratis ma mando Atkins a quel paese ugualmente.
Il concetto di Arte che hanno certi artisti resta per me un mistero, e per questo motivo di curiosità.
Se vi capita di passare qualche giorno a Londra, la Tate Britain è una delle tante tappe obbligatorie.

PS: “A Tumour (In English)” resterà alla Tate fino al 10 gennaio 2012, magari venite a Londra dopo!  

domenica 26 giugno 2011

alla scoperta della Sardegna

L'arrivo dell'estate (si è arrivata anche a Londra!) mi fa pensare a quella stupenda terra che per molte estati mi ha ospitata: la Sardegna. Quest'anno passerò la mia prima estate “in continente” e anche se non si tratta dell'Italia ma del Regno Unito questo fatto, oltre a un po' di nostalgia, mi sta facendo pensare a quante cose sono cambiate nella mia vita, quante persone ho perso o sono lontane, a come sono diversa io da qualche tempo fa.
Quello che manca è troppo distante da qui...
«Questa terra non assomiglia ad alcun altro luogo. La Sardegna è un'altra cosa: incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito, nulla di definitivo. È come la libertà stessa»
-Tratto da “Sea and Sardinia” di David H. Lawrence-
La frase sopra citata l'ho trovata nel primo libro che ho letto appena arrivata a Londra; il racconto delle bellezze, del mare e della vita di una Regione che a me personalmente ha lasciata senza fiato. Non solo per i suoi colori contrastanti tra mare e campagna, neanche per la sua cucina dai sapori e odori particolari o per i suoi vini e distillati, per le sue numerose e radicate tradizioni o per la Lingua. Sono le persone a rendere speciale questo angolo di paradiso ed è per questa ragione che ogni volta la saluto a malincuore.
Per questa ragione oggi voglio dedicare questa pagina al paesino che ho nel cuore, e perché no farlo conoscere a tutti quelli che avranno voglia di leggere questo post.
SAGAMA
Ricordo ancora molto bene la prima volta che sono arrivata a Sagama (oltre al Cartello Stradale impallinato), la sensazione iniziale di smarrimento/isolamento è svanita quasi subito, lasciando spazio alla curiosità.
Questo piccolo comune della Planargia conta all'incirca 200 abitanti, è insediato al centro di una “conca naturale” formatasi tra due colline. La via principale Corso Vittorio Emanuele III attraversa orizzontalmente tutto il Paese, ad essa sono collegate le vie interne, tutte in ciottolato e delimitate dalle tipiche abitazioni a volte disabitate a volte fatiscenti. La vita di paese si svolge nella piazzetta centrale “Sa Piedade” (La Pietà) dove un tempo si organizzavano le feste paesane e adesso sede di un mercato ambulante.
All'entrata del paese, sulla sinistra, si può vedere un nuraghe1 “Muristene” in ottime condizioni, e più avanti nella parte bassa incontriamo la bellissima chiesa parrocchiale di San Gabriele Arcangelo edificata nel 1604 da maestranze sassaresi, mentre nella parte alta invece si trova la cinquecentesca chiesa di Santa Croce.
-Chiesa San Gabriele Arcangelo-
Più modeste ma di certo non meno “preziose” sono la chiesa del Carmine, nascosta tra le case, e quella campestre di San Michele.
Caratteristica di molti paesini della zone sono i cosiddetti murales, raffigurano solitamente scene di vita quotidiana e della tradizione e oltre a Sagama possiamo ammirarli a Flussio, Tinnura e Suni.
-Murales-
Poco distante dal centro molte colline ospitano numerosi vigneti e nel periodo della vendemmia tutto si anima di una frizzante frenesia che arriva fino alle cantine delle case.
I greggi di pecore non mancano, le vedi a passeggiare nella campagna che circonda tutto il paese, le incontri lungo la strada con il cane pastore ma soprattutto le senti con i loro campanacci.
E gli uomini se ne vanno a contemplare le vette delle montagne, i flutti vasti del mare, le ampie correnti dei fiumi, l'immensità dell'oceano, il corso degli astri, e non pensano a sé stessi”
-Sant'Agostino-
In queste piccole realtà la vita è tranquilla ma non per questo più facile, tutto è distante dalla frenesia della città, i bambini crescono nella semplicità e gli anziani si godono il meritato riposo.
La gioventù per scelte di vita solitamente lascia il paese alla ricerca di un futuro e tornare di tanto in tanto è un piacere...
Chiunque abbia voglia di andare alla ricerca di luoghi curiosi e affascinanti credo che Sagama possa essere il posto giusto.

1 I nuraghes o nuraghi con plurale italianizzato - sono delle torri in pietra di forma tronco conica risalenti al II millennio a. C. circa, ampiamente diffusi in tutto il territorio della Sardegna. I nuraghi furono il centro della vita sociale degli antichi Sardi, detta appunto civiltà nuragica. Unici nel loro genere, costituiscono i monumenti megalitici più grandi e meglio conservati che si possano trovare oggi in Europa e sono unanimemente considerati come il simbolo più noto della Sardegna. 

Il Pesto di Elina

Ingredienti della Tradizione
-Foglie di Basilico
-Olio extra vergine di Oliva
-Pinoli
-Parmigiano reggiano
-Formaggio pecorino
-Aglio
-Sale

-Elina's Italian Pesto-
Ricetta Alternativa*
-Foglie di Basilico
-Nocciole
-Olio extra vergine di Oliva
-Formaggio pecorino romano
-Sale

* e con Alternativa NON intendo certo l'eccesso di estro in cucina ma la carenza totale di materie prime!
Ovviamente il vero pesto dovrebbe essere preparato al momento e rigorosamente con mortaio di marmo e pestello di legno. Io non essendo in possesso neppure di tale strumentazione mi sono affidata ad un comunissimo minipimer ma devo dire che il risultato, tutto sommato, è stato positivo.
E poi che cosa avrei potuto fare altrimenti? Trovare un “Pesto genovese” a Londra non è impresa difficile ma impossibile e fidatevi una ligure non può fare a meno delle sue abitudini culinarie. 
Perciò...Facis de necessitate virtutem!

martedì 12 aprile 2011

E' stato surreale ma bello...

Notting Hill”, una commedia brillante di fine anni '90 in cui il “mono espressivo” Hugh Grant è stato forse meno “mono espressivo” del solito, una Julia Roberts dolce e bellissima ma soprattutto, una panoramica sull'omonimo quartiere londinese ricco di fascino.
-Immagine tratta dal film-
Una tappa fondamentale per chi visita Londra la prima volta, e una tappa di piacere per chi come me ama semplicemente Notting Hill, il suo mercato di frutta e verdura lungo la strada e il fine settimana animato dalle bancarelle di Portobello Road.
Armata di guida della città e tanta pazienza ho camminato per più di due ore, passando per la casa dove visse qualche tempo George Orwell, visitando il più vecchio cinema britannico: l'Electric, appena oltre il rosso Tabernacle Centre for Arts and Education, dove i Pink Floyd fecero il loro debutto nel 1966, c'è il "My Beautiful Laundrette" così chiamato grazie all'omonimo film del 1985 diretto da Stephen Frears. E nonostante le innumerevoli cose da vedere mi sono concessa anche il classico Notting Hill Tour alla ricerca delle location del film.
La famosa casa dalla porta blu, l'appartamento di William Thacker, esiste davvero e si trova all'angolo opposto del Coffee Republic al 280 di Westbourne Park Road. 
Oggi appartiene allo sceneggiatore Richard Curtis e nostro malgrado la porta è nera. Niente di sorprendente insomma...
La vera sorpresa arriva invece per il famoso negozio di libri The Travel Bookshop, tale e quale al film, situato al 142 di Blenheim Crescent. Purtroppo il giorno del mio personale tour era chiuso ma sono riuscita comunque a fare qualche foto all'interno.
Il romantico giardino nel quale i due protagonisti entrano furtivamente una notte, in realtà è un cortile privato in Rosmead Road, dunque non mi è stato possibile visitarlo.
E adesso è giunto il momento di sfatare un mito: per tutti voi inguaribili romantici che un domani vorreste sedervi nella famosa panchina degli innamorati...Beh scordatevelo. 

Per farlo dovreste arrivare molto più lontano, precisamente nei Queens Gardens di Perth, in Australia!
Io essendomi documentata prima della partenza non ci sono rimasta male più di tanto...
Ero già preparata all'idea che mi sarei dovuta sedere in un'altra panchina.

domenica 10 aprile 2011

Passeggiando nei parchi di Londra...

Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera.
Pablo Neruda
Da qualche giorno è ufficialmente arrivata la primavera anche a Londra.
Avevo quasi dimenticato la sensazione del sole che scalda la pelle, che abbaglia la vista, il piacere di passeggiare senza il vento gelido tra i capelli, il cielo limpido che si specchia nel Tamigi, le maniche corte e gli alberi in fiore.

I bellissimi parchi di questa città in primavera cambiano tavolozza e si colorano di verde, rosa, bianco, di tutte quelle tonalità pastello che per più di sei mesi avevamo dimenticato.
Diventano i luoghi del fine settimana, dei picnic con gli amici, delle passeggiate, delle gite in barca a remi e dello sport.
Passeggiando tra i viottoli di Regent's Park, Richmond, Greenwich non ho potuto non notare le bellissime fioriture dei molti alberi di ciliegio; ho passato ore ad osservarli, ore sdraiata all'ombra tra i mille petali caduti, ore a pensare…
Potrebbe sembrare una primavera come tante altre ma non è così; il Popolo che da sempre venera questa stagione e i suoi fiori rosa adesso si trova in ginocchio, l'11 marzo 2011 gli occhi del Mondo erano puntati sul Giappone e da allora qualcosa è cambiato.
È a quella povera gente che vanno i miei piccoli pensieri ed è a loro che dedico queste poche righe raccontandovi qualcosa sui fiori di ciliegio, così importanti nella cultura tradizionale giapponese tanto da diventare il fiore nazionale.
Il SAKURA 桜 o 櫻 ( HIRANA さくら; KATAKANA サクラ) è il nome giapponese dato ai fiori di ciliegio ornamentali il “Prunus serrulata”, il frutto della ciliegia invece viene da una specie differente di albero.

Il Sakura, in particolare al momento della sua fioritura, esprime in maniera eccezionale la concezione che i nipponici hanno della vita, il loro stretto rapporto con la natura, l’amore per il bello, che non è mero senso estetico bensì comprensione della grandiosità e magnificenza della vita, pur nella sua caducità.
Coincidendo con l’equinozio di primavera, la fioritura del ciliegio rappresenta la rinascita, il rinnovamento, la forza vitale nascosta in tutte le cose di questo mondo. Un simbolo di vita, dunque, ma anche del suo naturale “opposto”: la morte. Il fiore di ciliegio, appena raggiunge il massimo del suo splendore, si stacca e muore, viene portato via dal vento e con esso si disperde...
La vista di un ciliegio in fiore è davvero emozionante: fa emergere nel nostro animo sentimenti apparentemente contraddittori, di gioia ma anche di sgomento, di smarrimento e tristezza.
Dunque la tradizione giapponese, altamente simbolica, trova nella fioritura dei ciliegi la sublimazione dell’esperienza della vita, della sua caducità e della sua effimera bellezza.
FIORITURA
La fioritura dei ciliegi in Giappone avviene in aprile e a causa della differenza di temperatura fra il nord e il sud dell’isola, comincia nelle regioni più a sud e sale rapidamente verso quelle del nord lungo una linea ideale che viene chiamata “sakura zensen”.
L’intera popolazione giapponese segue con maniacale interesse l’avanzamento dello sbocciare dei fiori lungo tutte le regioni: telegiornali e quotidiani pubblicano bollettini in continuo sulle fasi della fioritura, vengono organizzate gite collettive anche dalle scuole e da numerose aziende.
-Evento della fioritura-

Il recarsi ad ammirare la fioritura dei ciliegi è tradizione antica, sembra risalga al periodo Heian (794 - 1185), e viene chiamata Hanami (hana= fiori, mi= vedere).
La fioritura dura solo alcuni giorni, in genere uno o due, e in questi stessi giorni i giapponesi accorrono nei parchi delle loro città o in quelli maggiormente famosi per l’evento, si radunano sotto gli alberi, cantano, ballano, mangiano e bevono, per onorare uno dei momenti maggiormente rappresentativi della cultura e del cuore autentico del Giappone.
LEGGENDA
Si narra che il colore dei fiori del ciliegio in origine fosse candido ma a seguito dell’ordine di un imperatore di far seppellire i samurai caduti in battaglia sotto gli alberi di ciliegio, i petali divennero rosa per aver succhiato il sangue di quei nobili guerrieri.

Sayonara...

domenica 3 aprile 2011

Un dolcissimo DOODLE

Anche voi, come me, vi sarete accorti del golosissimo doodle di oggi, con il quale Google celebra il 119° anniversario del Sundae Ice Cream: la coppa gelato più famosa d'America.
Nonostante la paternità viene rivendicata da numerose città americane, la documentazione certifica che è la città di Ithaca, nello stato di New York, che ha assaggiato per la prima volta questo dessert nel lontano 3 aprile 1892.
Da italiana, patria del gelato, non posso che rendere omaggio a questa prelibatezza d'oltreoceano, e adesso che la primavera è arrivata anche qui a Londra non mi resta che aspettare la prossima domenica pomeriggio per comprare un buonissimo gelato artigianale e fare una tranquilla passeggiata in uno dei tanti parchi in fiore. Sunday Sundae Time!
-Curiosità-
Volete sapere dove si trova il Sundae Ice Cream più costoso del Mondo?
Ovviamente in America, al ristorante Serendipity III di New York. La coppa in questione è la
GOLDEN OPULENCE SUNDAE, servita in un calice di cristallo con cucchiaino da 18 carati, vale ben 1000 $!

5 Palline di gelato alla Vaniglia del Madagascar
Cioccolato Chuao
Frutto della Passione
Arance esotiche
Armagnac
Frutta candita
Ciliegie di Marzapane
Foglia d'oro (commestibile)
Caviale dolce
Confetti d'oro (vero)

Una follia se si pensa che si tratta di un comune gelato ma la cultura americana dell'esagerazione porta anche a questo e contenti loro...
Personalmente il piacere di un gelato lo misuro con diversi parametri: intanto deve essere artigianale, semplicità e  buona compagnia. 



sabato 2 aprile 2011

BEDZED

BedZed (Beddington Zero Energy Development) è un insediamento urbano nella periferia di Londra (Sutton) realizzato ad impatto ecologico quasi nullo e costruito seguendo le regole sostenibili, utilizzando tecnologie basate sulle fonti di energia rinnovabili. Dal 2002 a oggi questo piccolo angolo di paradiso si può considerare, oltre che un successo di progettazione, un punto di partenza e un esempio per provare a fare qualcosa per la nostra Terra.
-Il complesso di BedZed - 87 case e 17 appartamenti-
Il progetto, elaborato dagli architetti della Bill Dunster, si basa su sei criteri fondamentali:
1- Edilizia Sostenibile:
I materiali da costruzione provengono da aree vicine a quella del cantiere. Riducendo il percorso che separa il luogo dove vengono ricavati i materiali e la zona dove si sta costruendo si ottiene un notevole calo dell’inquinamento dovuto al trasporto. Il legno è stato ricavato da una foresta sostenibile mentre i metalli sono stati riciclati da una stazione demolita. Tonnellate di cemento di recupero sono state usate per le fondamenta mentre uno strato di vetro frantumato è stato steso sotto l’asfalto per garantire il drenaggio dell’acqua piovana.
2- Risparmio Energetico:
A Bed Zed il riscaldamento è ottenuto grazie a grandi finestre sulla facciata sud degli appartamenti sfruttando il calore solare per tutto l’anno inoltre l’isolamento delle pareti è di cinque volte superiore allo standard.
3- Energia Pulita:
L’energia elettrica viene generata grazie a una centrale che brucia legna di scarto (combustibile gratuito) e a dei pannelli solari installati sui tetti degli edifici.
4- Risparmio Idrico:
Sul tetto un sistema di raccolta convoglia l’acqua piovana in una cisterna sotterranea, quest’acqua non potabile viene utilizzata per lo scarico delle toilette e per innaffiare le piante.
5- Educazione Ambientale:
Il successo di un progetto come Bed Zed dipende soprattutto dall’educazione ambientale degli abitanti, è l’educazione della singola persona che si propone uno stile di vita diverso a far si che il progetto abbia successo. Inoltre Bed Zed offre servizi per la comunità, come l’incentivazione all’utilizzo o alla condivisione di automobili elettriche, con tanto di aree per il rifornimento all’interno del quartiere.
6- Fattibilità e Costi Contenuti:
Bed Zed è stato progettato per esser costruito ovunque e, soprattutto, senza eccessivi costi rispetto alla media dell’edilizia. La scelta di non ricorrere a particolari tecnologie d’avanguardia e la possibilità di costruire quartieri su larga scala ha permesso di contenere i costi di costruzione, con un 2-3% di costo in più rispetto all’edilizia standard.
Monitoraggi effettuati nel 2003 hanno rilevato queste riduzioni dei consumi in confronto ai consumi medi inglesi:
-riscaldamento per la casa minore dell’88%
-consumo di acqua calda minore del 57%
-energia elettrica minore del 25%, di cui un 11% prodotto da pannelli solari.
Consumo di acqua ridotto del 50%
-kilometri percorsi in auto dai residenti ridotti del 65%

Tratto da EXPO.015




domenica 27 marzo 2011

The Fab Sixties

Ed è proprio Londra che il settimanale americano Time elegge nell'aprile 1966 metropoli del decennio: London: «the swinging city».
La città che si muove, la città europea dove si concentrano, si comprimono, si sovrappongono il maggior numero di novità, dal teatro al cinema, dalla musica alla moda, dall'architettura al modo di vestire, nutrirsi, fare l'amore, insomma un modo di vivere, uno «stile».
Corrado Augias “I segreti di Londra”

Il perché ho scelto Swinging London come nome del mio blog? Non è certo difficile da capire.
Chi ha avuto o avrà la fortuna di avvicinarsi alla cultura degli anni '60 non potrà non rimanerne affascinato, colpito e perché no divertito da quel fervore. Si tratta di giovani ragazzi e ragazze che in modi assai bizzarri e diversi hanno combattuto per i loro diritti, per la libertà, per noi.
Ho cominciato a studiare e approfondire questa grandiosa parte di Storia per la mia tesi specialistica e proprio grazie a questo lavoro di continua ricerca ho potuto capire di che tipo di rivoluzione si trattava. Così diversa dalle precedenti ma certo non meno importante.
Non preoccupatevi non vi farò adesso una lezione di Storia, ma per capire la Londra di adesso non si può prescindere dal suo recente passato.
Con il termine “Swinging London” si definisce genericamente quell'insieme di tendenze culturali che si svilupparono nella Londra di metà anni Sessanta. Uno dei catalizzatori di questo fenomeno fu il recupero dell'economia inglese dopo il periodo di austerità e razionamenti del dopoguerra, che durò per gran parte degli anni cinquanta.
Le novità abbracciarono per lo più la musica pop, il cinema, le arti e la moda.
La cosiddetta “Invasione Britannica”, musicalmente parlando, si riferisce proprio agli artisti che caratterizzarono questo decennio: i Beatles e i loro “cugini” trasgressivi “Rolling Stones”.
Eroina indiscussa della moda, Mary Quant, stilista inglese e inventrice della minigonna, che lancerà facendola indossare a una parrucchiera di 17 anni, Leslie Hornby detta Twiggy (grissino), antesignana delle top model-teen ager.
"Le vere creatrici della mini sono le ragazze, le stesse che si vedono per la strada" 
È vero, il passato è passato e non si può certo tornare indietro, ma Londra è la città dove tutto è possibile quindi se volete fare anche voi un salto nei grandi anni '60 la vostra meta non potrà che essere Carnaby Street.
Carnaby è ancora oggi il centro dello shopping. Con oltre cinquanta boutique indipendenti che in questo mezzo secolo hanno resistito all'assalto dei grandi marchi. Ad esempio, si possono acquistare magliette e giubbotti da Ben Sherman al civico 50, i jeans di Pepe al 26, le scarpe da Sherry's al 24 dell'adiacente Ganton Street che si sposano perfettamente con i nuovi store ove sono esposte le creazioni dei giovani fashion designer di Londra, dagli accessori di Ollie & Nic al 20 di Foubert's Place alle t-shirt "grafiche" in edizione limitata che Super Superficial vende tre porte prima.
Questa zona è amata anche dai punk che affollano l'atelier dell'italo inglese Rocky Manzilli, lo Year Zero London al 37 dell'adiacente Beak steeet, un arcobaleno di colori.
Un consiglio? Infilatevi un paio di pantaloni a zampa, qualche accessorio floreale oppure la classica minigonna e andate. Il resto sarà una continua scoperta...
Enjoy!

mercoledì 16 marzo 2011

Se qualcosa può andar male, lo farà!

Avete mai sentito parlare della Legge di Murphy? Sono sicura che la parte sfortunata di voi almeno una volta si è appellata a tale legge, anche se indirettamente.
Io, da persona diciamo poco fortunata, ho iniziato ad interessarmi al pensiero “murphologico” per cercare una spiegazione, meno triste e banale della semplice sfiga, e dare un significato ironico alle piccole disgrazie che mi capitavano, e capitano tuttora.
La “Legge di Murphy” non è un vero e proprio postulato scientifico, si tratta invece di un insieme di detti popolari della cultura occidentale, frasi umoristiche il cui intento è essenzialmente quello di deridere ogni negatività che le giornate e il quotidiano ci propongono.
Il padre fondatore Edward Murphy, ingegnere dell'aeronautica statunitense, era uno degli scienziati addetti agli esperimenti con razzo-su-rotaia compiuti dalla US Air Force nel 1949, al fine di testare la tolleranza del corpo umano alle violente accelerazioni.
Uno dei tanti esperimenti prevedeva un gruppo di 16 accelerometri montati su diverse parti del corpo del soggetto; Erano due le possibilità in cui ciascun sensore poteva essere agganciato al suo supporto e sistematicamente i tecnici montavano tutti e 16 i sensori nella maniera sbagliata.
Fu allora che Murphy pronunciò la storica frase:
se ci sono due o più modi di fare una cosa,
e uno di questi modi può condurre ad una catastrofe,
allora qualcuno la farà in quel modo”
e fu proprio il soggetto del test, il medico John Paul Stapp, a riportarla in conferenza stampa pochi giorni più tardi.
Questo assioma di Murphy si può dire che riassuma un fatto statistico-matematico: per quanto sia improbabile che si verifichi un certo evento, entro un numero elevato di occasioni, questo finirà molto probabilmente per verificarsi (Legge dei grandi numeri).
Tuttavia il senso che hanno assunto le leggi fino ad oggi diffuse è totalmente diverso.
L'effetto ironico/catastrofico che assumono sembra allontanarci dalla realtà, e invece alla fine si rimane colpiti proprio dall'effetto contrario: dal sorriso iniziale si passa al “cavoli se è vero!”.
Vediamo qualche esempio di sfortuna alla Murphy nel quotidiano: per esempio, vi è mai successo di fare la coda alla cassa del supermercato e puntualmente capitare nella fila più lenta? E quando finalmente vi decidete a cambiare, magicamente la vostra fila precedente scorre che è una meraviglia? È si, ci siamo passati tutti!
Oppure, vi comprate la maglia/vestito/scarpe a cui facevate la corte da un mese, bene state pure certi che il primo, al massimo il secondo giorno che lo indosserete riuscirete sicuramente a sporcarlo.
Piccoli esempi, e sono sicura che se ci pensate un pochino ve ne verranno in mente altri mille.
Da quando abito qui a Londra il mio amico Murphy ha deciso di mettersi tra me e le scarpe che vorrei comprare, dico vorrei perché puntualmente ogni volta che trovo LA scarpa che mi piace:
A-Non c'è il mio numero
B-Supera il budget che mi ero prefissata
C-Il giorno che finalmente decido di andare al negozio, piove, nevica o è chiuso
Un'altra simpatica scenetta alla Murphy che è diventata ormai una ricorrenza per me è quando per esempio un determinato giorno non voglio assolutamente incontrare una determinata persona, Tizio o Caio, e invece quello sarà proprio il giorno in cui mi ci ritroverò faccia a faccia.
Le Leggi a volte sono una vera scocciatura!
Tanto per darvi un'idea del tipo di postulati con cui tutti i giorni bisogna fare i conti ecco per voi alcuni tra i più importanti “aforismi” alla Murphy:
  • La probabilità che una fetta di pane imburrata cada dalla parte del burro verso il basso su un tappeto nuovo è proporzionale al valore di quel tappeto.
  • Tutto va male contemporaneamente.
  • La probabilità che qualcosa accada è inversamente proporzionale alla sua desiderabilità.
  • Se tutto è andato bene, evidentemente qualcosa non ha funzionato.
  • Non è vero che: non tutto il male viene per nuocere; non solo, ma anche il bene, qualora si manifestasse, viene per nuocere.
  • Chi bene incomincia, è a metà dell'opera, destinata a finire male.
  • Le esperienze fallimentari passate, non rendono più saggi e accorti, solamente più rintronati.
  • Quando piove, diluvia.
È buffo, leggendo queste frasi non so se ridere o urlare. Comunque se anche voi, come me, avete delle Scene di vita alla Murphy fatemelo sapere...Lo spazio commenti del blog è tutto per voi!
Vi leggerò molto volentieri.
E adesso che anche voi conoscete il carissimo Murphy sono sicura che, la prossima volta che vi cadrà un barattolo di miele e si sfracellerà sulle vostre scarpe nuove di pelle, vi farete una bella ristata.

PS: Mi piace parlare di fortuna e sfortuna nelle piccole cose, in quei piccoli avvenimenti che anche se negativi ci fanno sorridere. Delle cose importanti davvero e dei problemi SERI e personali non ne parlerei mai in questi termini e soprattutto mai in questo blog! Perciò oggi sorrido delle mie piccole disavventure. 

martedì 15 marzo 2011

L'arte nella Londra sotterranea

Viaggiare in metropolitana non sempre è comodo e piacevole, soprattutto per una persona come me. L'idea si essere chissà quanti metri sotto terra circondata da migliaia di persone che freneticamente si muovono in qualsiasi direzione, tipo formicaio, non è che mi renda poi molto tranquilla.
Comunque passato lo shock iniziale ho capito che in metro si possono fare incontri veramente interessanti. Ogni mattina nella stazione di Bank proprio di fronte all'entrata della Northern Line, c'è un suonatore ambulante che con il suo sax allieta noi viaggiatori frettolosi.
Fermarmi ad ascoltarlo per qualche secondo è diventato ormai il rito mattutino!
E la cosa interessante è che questi artisti ormai sono parte integrante del sistema metropolitano, non solo si può dire che ogni stazione ha il suo musicista “di fiducia” ma dal 2003 la London Underground ha anche deciso di regolarizzare la loro attività con tanto di licenza e obbligo di suonare a tema. Ogni artista avrà una regolare licenza, un tesserino di identificazione, e determinate ore e zone per suonare in ben 12 stazioni metro.
Da sempre la metropolitana è crocevia di culture, razze e per questo è diventato un luogo fondamentale per lo sviluppo di varie pratiche artistiche, prima fra tutte la musica ma da qualche anno il Regno Unito ha deciso di incentivare anche l'arte e la poesia.
I due progetti Art on the Underground e Poems on the Underground sono un punto di partenza per artisti che hanno voglia di farsi conoscere, sono un'opportunità per far conoscere l'arte e infine sono la dimostrazione che: “Di nuovo al mondo non c'è nulla o pochissimo, l'importante è la posizione diversa e nuova in cui un artista si trova a considerare e a vedere le cose della cosiddetta natura e le opere che lo hanno proceduto o interessato (Giorgio Morandi)”.
Se vi capita perciò di passare per Londra, in qualche stazione, fate come me: fermatevi ad ascoltare, fermatevi ad osservare...

Loving the rituals that keep men close,
Nature created means for friends apart:

pen, paper, ink, the alphabet,
signs for the distant and disconsolate heart.

Palladas (4th century AD)   

domenica 13 marzo 2011

St.Patrick's day

Questa mattina nonostante la pioggia abbiamo deciso di prendere parte ai festeggiamenti londinesi di San Patrizio. Non potete immaginare quanto questa festa sia sentita in questa città!
Siamo arrivati a Trafalgar Square verso le 12:00, giusto in tempo per assistere alla parata delle 32 contee d'Irlanda. Una sfilata di colori (verde e arancione), musica, balli, cibo e birra.
La cosa che più mi ha colpita è stata vedere la partecipazione, anche assai numerosa, di persone di una certa età. Il loro spirito gioviale e la voglia di ricordare e onorare ancora una volta le loro origini, rigorosamente con una pinta di Guinness in mano.
È stato bello passare qualche ora “fingendoci” irlandesi, Cino per ovvie ragioni di carattere somatico non era credibile, e forse neanche io visto che non facevo altro che guardarmi intorno e scattare foto.
Tutto sommato è stata una giornata interessante, ricca di spunti per il mio blog, a partire proprio dalle origini di questa celebrazione per esempio.
Intanto bisogna ricordare che il giorno ufficiale di San Patrizio è il 17 marzo quindi se vi trovate nelle vicinanze di un bel pub non potete non bervi una buona birra alla salute del caro Patrick.
Perché proprio il 17? Secondo alcune fonti il 17 marzo sarebbe il giorno in cui morì il Santo, intorno al 461 d.C. Esiste però anche un'altra possibile spiegazione per cui tale festa cada proprio il 17 marzo: si tratta di una leggenda popolare secondo la quale questo è il giorno in cui San Patrizio estrasse la “pietra fredda” dall'acqua, a simboleggiare la fine dell'inverno e l'inizio della primavera e la semina dei campi.
Come tutti sanno San Patrizio è il patrono d'Irlanda. Ma quello che molti non sanno è che questa festa non ha avuto origine nella nostra isola verde. I primi festeggiamenti infatti nascono nella città di Londra e negli Stati Uniti. Una delle più antiche testimonianze a proposito è fornita dallo scrittore dublinese Jonathan Swift, autore de “I viaggi di Gulliver”, il quale racconta in un suo diario che nel 1713 il Parlamento di Westminster era chiuso perché era appunto S. Patrizio.
Oltreoceano invece i primi festeggiamenti tra emigrati irlandesi risalgono al 17 marzo 1737 nella città di Boston.
È bene precisare però che allora la festa riguardava solo la parte protestante della popolazione, i cattolici erano totalmente esclusi. Solo tra il XIX e il XX secolo si unirono alle celebrazioni.
La prima parata si svolse a New York nel 1762, fu un evento del tutto casuale e spontaneo: alcuni soldati irlandesi che stavano andando a festeggiare San Patrizio in una taverna improvvisamente cambiarono idea e decisero di marciare in strada dietro la loro banda. Fu un evento talmente spettacolare che da allora la parata è diventata parte integrante delle celebrazioni.
Nel secolo scorso e ancora di più negli ultimi anni gli irlandesi d'America si sono sempre più integrati con la società per così dire “ospitante”, e festeggiare il S. Patrick's day non rende solo omaggio alle proprie origini, diventa se vogliamo un modo per celebrare questa integrazione.
Sembrerà assurdo ma in Irlanda il St. Patrick's day è divenuto festa nazionale solo nel 1995, grazie ai seguenti motivi esposti nel decreto del Governo irlandese:
  1. Offer a national festival that ranks amongst all of the greatest celebration in the world;
  2. Create energy and excitement throughout Ireland via innovation, creativity, grassroots involvement, and marketing activity;
  3. Provide the opportunity and motivation for people of Irish descent (and those who sometimes wish they were Irish) to attend and join in the imaginative and expressive celebrations;
  4. Project, internationally, an accurate image of Ireland as a creative, professional and sophisticated country with wide appeal, as we approach the new Millennium;
  5. The first St Patrick’s Festival was held over one day, and night, on March 17th 1996. With a little over four months in which to effect change, the main object was to demonstrate that changes were afoot and starting the process away from “just a parade”. The live audience for the day was estimated to be 430,000.
Il primo St. Patrick's day “ufficiale” ebbe luogo in Irlanda nel 1996 e la festa durò un solo giorno. Dal 2000 i giorni di festa sono quattro e per tutti e quattro i giorni si alternano concerti, cortei carnevaleschi, fuochi d'artificio, spettacoli di strada, birra a fiumi e per il gran finale ovviamente non può mancare la famosa parata.
Protagoniste assolute nei giorni di festa (quest'anno dal 16 al 20 marzo)?
La città di Dublino e la sua famosa birra “Guinness”.

Noi oggi abbiamo onorato questa festa, paese che vai usanza che trovi, giusto? E noi non ci tiriamo indietro quando si tratta di conoscere e capire le diverse culture.
Ma il 17 marzo io e Cino non berremo alla salute di Patrizio bensì alla salute della nostra giovane Italia che proprio quel giorno compie 150 anni. Brinderò al fatto che sono italiana, anche se a volte non ne vado molto fiera, brinderò per gli italiani onesti, per quelli che come noi adesso vivono in un altro Paese e per quelli che lavorano per un'Italia migliore.
Infine mi mangerò un bel piatto di pasta e penserò al mio paesino Tellaro e alle persone che più mi mancano e che tanto amo.

La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell'erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dí della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra di quei
ch'ebbe compagni nell'età piú bella.
Già tutta l'aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
giú da' colli e da' tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là saltando,
fanno un lieto romore;
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dí del suo riposo.

Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l'altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s'affretta, e s'adopra
di fornir l'opra anzi al chiarir dell'alba.

Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l'ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d'allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
ch'anco tardi a venir non ti sia grave.

(Il sabato del villaggio – Giacomo Leopardi)